How living abroad affected my cooking and eating habits

Recently, some Italian Media have started to acknowledge the overwhelming phenomenon of young Italian immigrants, wondering whether they are still reinforcing the typical stereotypes, eating habits included. Without any doubt, this topic affects me personally, because I belong to that increasing percentage of young Italians hoping for new opportunities abroad.

As I previously mentioned a couple of posts ago, I come from Molise, a region with solid culinary traditions, a place where the only McDonald’s closed in a couple of years. Not to mention the very few Chinese restaurants that are always empty and offer a kind of cuisine that is excessively far from the original one.

It was 2009 when I left for the UK. I still remember how lost and confused I felt the first time at Sainsbury’s in Holborn: I couldn’t buy anything because I wasn’t familiar with products and brands that were different from the ones I was used to buy back at home. It goes without saying that my first year in London was a disaster, because even though the city offered everything you can think about, I always cooked at home as I couldn’t really afford to eat out often. I only cooked Italian food because I couldn’t prepare anything else and, obviously, it tasted nothing like my Nonna’s food due to the poor quality of the ingredients I used to buy.

I can’t clearly remember when my habits changed, but I think it was when I started to meet and hang out with people coming from all over the world. As it naturally occurs, everyone shares their experiences, advices, in other words: their culture.

So, in these years I learnt how to cook Indian, Chinese and Japanese food. I fell in love with baklava, Spanish tapas, the particular flavour of Thai cuisine or the reassuring one of the Lebanese food.

I even learnt, there is an English cuisine and yes, I’m talking about high amount of calories, but it’s not horrible as I was told hundred times by those who go to London on holiday, and then end up eating at the worst Italian restaurant in town.

Living in England has taught me to:

  • use spices.

  • broaden my knowledge of meat.

  • cook types of fish I had never seen before

  • eat vegetables and fruit I didn’t know existed, like turnips, rhubarb and tayberries.

  • question what I know about coffee, as I wrote here.

Fellow Italians would turn up their nose, thinking that “I have been contaminated” and maybe I have, but positively, because I firmly believe that all my experiences have contributed to broaden my knowledge about food. For this reason, I think that if I ever have kids, they would not wait to be 24 to eat food from different cultures, because I will try to cook it at home.

And no, I still feel Italian, especially when I come back in the UK from Italy and my suitcases are packed with goods that make me feel close to home.

 

And now in Italian.

Ultimamente, alcuni media italiani si sono interrogati sul fenomeno dei giovani italiani che scelgono di emigrare all’estero, domandandosi quali fossero le loro abitudini, e se continuassero ad alimentare i classici stereotipi da vari punti di vista, tra cui l’alimentazione.

Ovviamente, mi sono sentita chiamata in causa, perché anche io faccio parte di quella fascia di giovani che hanno speranza di nuove prospettive al di là dei confini nazionali.

Come ho già detto in precedenza, vengo dal Molise, una regione che vanta delle solide tradizioni culinarie, per questo motivo l’unico McDonald’s che c’era in tutta la regione ha chiuso. Per non parlare di pochissimi ristoranti cinesi perennemente vuoti e con una cucina molto lontana da quella originale.

Era il 2009 quando ho preso la valigia e me ne sono andata, destinazione UK. Mi ricordo ancora, appena arrivata, quanto mi sentissi spaesata nel Sainsbury’s di Holborn: non riuscivo a fare la spesa perché non ero abituata a prodotti e marchi diversi da quelli che trovo in qualsiasi supermercato italiano. Inutile dire che il primo anno è stato un disastro, perché anche se Londra mi offriva innumerevoli tipi di cucina da tutto il mondo, avevo sempre pochissimi soldi e cercavo di mangiare fuori il meno possibile, quindi cucinavo a casa. Sempre e solo cucina italiana, perché altro non sapevo fare. Che poi il sapore fosse ben lontano dalla cucina di mia nonna, quella è un’altra storia, ma io ci provavo, con prodotti di dubbia qualità, ma ci provavo.

Non ricordo precisamente quando sia arrivato il cambiamento, ma penso dal momento in cui ho cominciato a conoscere e frequentare persone di ogni nazionalità. Come accade naturalmente, ognuno contribuisce con le proprie esperienze, ci si scambiano consigli, si condivide la propria cultura.

Così, in questi anni, ho imparato a cucinare piatti indiani, cinesi e giapponesi. Ho capito che adoro i dolci turchi, le tapas spagnole, il sapore particolarissimo del cibo tailandese e quello rassicurante della cucina libanese.

Ho addirittura imparato che esiste una cucina inglese che, sì, ha un alto impatto calorico, ma non fa schifo, come dicono tutti quelli che vanno solo in vacanza a Londra e poi vanno a mangiare al peggior ristorante italiano in città.

Grazie all’Inghilterra ho imparato a:

  • usare le spezie

  • a conoscere meglio la carne

  • a cucinare dei tipi di pesce mai visti prima

  • a mangiare verdure e frutta che non conoscevo, come il turnip, il rabarbaro e le tayberries.

  • ad ampliare le mie conoscenze riguardo il caffè, come ho già scritto in questo post.

Gli italiani campanilisti storceranno il naso, diranno che “la mia italianità è stata contaminata” e probabilmente è così, ma sicuramente con una connotazione più che positiva, perché penso che  le mie esperienze abbiano arricchito la mia conoscenza culinaria. Per questo motivo, mi è venuto da pensare che se un giorno avrò dei figli, loro non aspetteranno di avere 24 anni per mangiare del cibo di culture diverse, perché sarò io stessa a provare a cucinarlo a casa.

E comunque no, la mia italianità non è stata in alcun modo scalfita, basta aprire le mie valigie quando torno in UK dall’Italia e scoprire la quantità di formaggi e salumi che mi fanno sentire più vicina a casa.

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5 thoughts on “How living abroad affected my cooking and eating habits

  1. I never realized that English food was so high in calories. Then again, I am an American so I don’t think any other country can compare with us in terms of high calories! It’s wonderful to hear that you lived in an area in Italy where the people really value time honored traditions, especially in cooking. I am curious what the Chinese food from your home town would taste like!

    • Never been in America so far, so I can’t really compare, but I was told that American food wins the calorie battle.
      As for the Chinese food, it’s just bland and they use just one sauce that tastes pretty much like ketchup. My Canadian friend said it was just gross, and yeah, she was right.

  2. Proprio bello questo articolo! 🙂 In Italia in effetti si sperimentano poco nuovi tipi di sapori e di modi di cucinare diversi perché c’è sempre stata poca influenza da parte di altre culture (come quelle orientali). Sono sicura che in futuro un cambiamento arriverà anche qui visto che la società è sempre più mista! Solo il tempo ce lo potrà dire!

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