Eataly Rome has a couple of things to change

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Eataly is a supermarket chain specialised in high quality Italian food, founded by the entrepreneur Oscar Farinetti. The first store opened in Turin in 2007 and from that moment, Eataly’s popularity has continuously spread, especially in the US and in Japan, but the chain is planning a further expansion in the Middle East and South America.

Quite a big deal then.

I have to admit my excitement as soon as I stepped out of the subway, because for a person with a genuine passion for food, going to Eataly means only a thing: high expectations.

Eataly is located at the former Air Terminal Ostiense and has four floors, each one divided in precise food categories: vegetables, meat, fish, cheeses, charcuterie, pasta, bread, pizza, wines, beer, sweets and chocolate. Moreover each section has its own restaurant.

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Molisan pride

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According to Eataly’s manifesto, their mission is to bring the best Italian products to the public, broadening food awareness, creating a trustworthy bond between customers and producers while respecting the sustainability of every single product. Great, amazing, but…there’s always a but.

Let’s start with the importance of eating seasonally and sustainably, an excellent resolution for our health, wallet and environment. Of course Eataly claims this too, displaying a seasonal wheel of the vegetables available in Lazio, Rome’s region.

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I couldn’t even finish to carefully look at it, that my attention was caught by something else, in the vegetables section: asparagus from South America. And then other vegetables or fruit, not in season, coming from all around the world.

I see a big contradiction here in preaching seasonal and sustainable eating and then finding those products with high carbon footprints. Marketing has its own cruel rules, but let’s be frank about it, I can buy cherries from Chile or courgettes from Peru in every supermarket, if I want to. So if Eataly wants to really adhere to their ideals and stick out, I think the bravest choice that could make them coherent and unique, is to sell only seasonal vegetables, because sometimes “less is more”.

Then again, I immediately recognised a brand of English crisps (chips for the US), German and Belgian beers, right next to the Italian ones. I’m not parochial, I just don’t see the point of selling foreign brands in a place called Eataly, where 99% of products are Italian. I assume this choice is the result of various business agreements between Eataly and foreign companies. Is it just a matter of branding?

While I was thinking about this, my stomach told me it was time to eat. I went for fried anchovies from Cetara, a small village on the Amalfi coast renowned for these small fishes.

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This dish feeded more than just one person, so my partner and I decided to share it. However, before starting to dig in, we agreed to play a little trick on our waiter to test his knowledge. We asked him how to eat fried anchovies properly, with or without the fishbone.

His answer, in a heavy Roman accent, was the following:

“I don’t know, I don’t even like fish, but I assume it’s the same as for prawns. You know, there are people who eat the shell and others who just don’t.” I was astonished and speechless, thinking I don’t know a single person who eats prawns’ shells.

Eataly is supposed to sell Italy’s excellence, but it’s difficult when the personnel is unprepared, while hiring passionate and knowledgeable people who really care about food would certainly deliver a more efficient customer service.

I recommend to visit Eataly Rome, as it is a nice place where foodies (a word that I hate) can satisfy all their Italian cravings, but I feel some aspects should be improved, otherwise, at the end of the day, all ideals are just commercial slogans and nothing else.

And now in Italian.

Eataly, fondata dall’imprenditore Oscar Farinetti, è una catena di negozi specializzati nella vendita di prodotti agroalimentari italiani di qualità. Dall’apertura del primo punto vendita a Torino nel 2007, la popolarità di Eataly ha continuato a crescere in maniera smisurata, tanto da conquistare Stati Uniti, Giappone e presto anche il mercato del Medio Oriente e del Sud America.

Non proprio una cosa di poco conto, no?

Devo ammettere il mio entusiasmo una volta uscita dalla metropolitana, perché per una persona come me, appassionata di cibo, Eataly voleva dire solo una cosa: altissime aspettative.

Lo store si trova all’interno dell’ex Air Terminal Ostiense ed è suddiviso in 4 piani, ognuno con vari settori dedicati ad una sola categoria di prodotti: verdure, carne, pesce, formaggi, salumi, pasta, pane, pizza, vini, birre, dolci e cioccolato. In più, ogni sezione ha un suo punto di ristoro.

La missione di Eataly è quella di portare ai consumatori i migliori prodotti del territorio italiano, promuovere un consumo alimentare consapevole e sostenibile, creando un saldo legame tra produttori e consumatori. Bene, benissimo, ma…c’è sempre un ma.

Partiamo dall’importanza di mangiare prodotti sostenibili e di stagione, ottimo proposito per la nostra salute, il portafoglio e l’ambiente. Ovviamente anche Eataly è dello stesso parere, infatti all’entrata è possibile trovare una grandissima ruota, che mostra i vegetali prodotti nel Lazio durante le 4 stagioni. Non faccio neanche in tempo a guardarla, che il mio sguardo cade su qualcos’altro, nel reparto verdure: asparagi dal Sud America. Non solo quelli, c’erano anche altri vegetali e alcune varietà di frutta provenienti da tutto il mondo. Credo che ci sia una grande contraddizione nel predicare un’alimentazione sostenibile e che rispetti le stagioni, quando in negozio si trovano prodotti ad alto impatto ambientale (pensiamo al loro trasporto). Il marketing ha delle regole spietate, ma siamo onesti, possiamo comprare ciliegie cilene o zucchine peruviane in qualsiasi supermercato, se vogliamo. Perciò, se Eataly vuole rispettare i suoi ideali e differenziarsi davvero, dovrebbe fare una scelta coraggiosa che renderebbe l’azienda unica e più coerente, cioè vendere solo verdure di stagione. Perché certe volte, meno è meglio.

Non finisce qui, perché girando per le varie sezioni, ho subito riconosciuto un marchio inglese famoso per le patatine, e poi birre provenienti dal Belgio e dalla Germania accanto a quelle italiane. Il mio non è campanilismo, non capisco perché commercializzare marchi stranieri in un posto che si chiama Eataly, dove il 99% dei prodotti sono italiani. Forse è il risultato di accordi con aziende straniere, tutta una questione di marketing?

Mentre continuavo a pensarci su, il mio stomaco ha cominciato a brontolare. La scelta è caduta sul fritto di alici di Cetara, paese della costiera amalfitana rinomato per questi buonissimi pesciolini. Il piatto era decisamente abbondante per una sola persona, così io e il mio compagno abbiamo deciso di condividerlo. Però, prima di cominciare a mangiare, abbiamo pensato di testare il personale della friggitoria, perciò abbiamo chiesto al cameriere quale fosse il modo corretto per mangiare le alici, se intere con tutta la lisca, o diliscate.

Mi ha risposto così:

“No oo sò, a me l’alisci manco me piacciono, ma penzo che è a stessa cosa dei gamberi. Hai visto, ci sta gente che li mangia ‘nteri.”

Ero sbalordita, senza parole, ma chi è che mangia i gamberi interi?

Eataly dovrebbe vendere l’eccellenza italiana, ma è difficile quando il personale è impreparato, mentre se si assumono persone con una passione vera per il settore dell’agroalimentare, il servizio al cliente potrà sicuramente migliorare.

 Eataly è un posto che raccomando, perché è un paradiso per i foodies (parola che odio) in quanto si trova davvero di tutto, però penso che alcuni aspetti vadano decisamente migliorati, altrimenti si ridurrà tutto alla solita trovata commerciale tutto fumo e niente arrosto.

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2 thoughts on “Eataly Rome has a couple of things to change

  1. Mmmm, those fried anchovies look good. And I’m with you, I think prawn shells are not fit for consumption. Not even when they’re cooked Chinese style and you’re expected to eat the shells. I think it has a terrible texture.

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