Christmas Cicerchiata, memories and Nonna

As I previously mentioned in the last post about my Christmas Eve dinner, I am strongly attached to my family’s traditional food, because it reminds me of the happiest childhood that I could possibly have. Let’s say that, in a Proustian way, I have wonderful memories linked to Christmas food, so these holidays I spent as much time as I could with my two Nonnas in order to understand the secrets of their recipes.

Apart from anchovy fritters, I am also emotionally attached to Cicerchiata. This is a dessert composed by small fried marble-like balls made of sweet dough, dipped in hot honey and decorated with dried or candied fruit.

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Easy? Definitely not, as it requires a lot of work. Kneading the dough is the first thing to master, in order to ensure the ideal texture: not soft, but not hard either. “How do I know the right consistency?” I asked my Nonna, and she just replied: “You don’t, you’ll feel it and learn with experience.” The answer I would expect from someone who prepares delicious dessert without using a kitchen scale. Experience, this is the word.

I believe these moments must be treasured because they are precious, and I hope to pass these memories on to my children one day, maybe while preparing or eating some Cicerchiata together.

And now in Italian.

Come ho già scritto nel post precedente, riguardante la cena della vigilia di Natale, sono molto attaccata alle pietanze tradizionali della mia famiglia, perché sono legate all’infanzia più felice che potessi avere. Diciamo che, come accadde per Proust, ho dei ricordi meravigliosi legati ai piatti di Natale, perciò in questi giorni sto passando molto tempo con le mie nonne, in modo da tentare  di capire i segreti delle loro ricette.

A parte le frittelle di alici, sono molto attaccata alla Cicerchiata. Questo dolce è composto da piccole palline di impasto dolce (tipo frolla), fritte e passate nel miele caldo. Il dolce è poi decorato con confettini, frutta secca e/o candita.

Facile? proprio per niente, perché è un dolce che richiede tanto impegno. Una buona lavorazione dell’impasto, assicura la giusta consistenza delle palline, che non devono essere né troppo morbide, né troppo dure. “Come faccio a sapere quando sono arrivata alla giusta consistenza?” ho chiesto a mia nonna, e lei mi ha risposto: “Non lo sai, lo senti e poi impari con l’esperienza.” Proprio la risposta che ti aspetti da chi prepara dolci buonissimi senza misurare gli ingredienti, o come dice lei, “facendo a occhio”. Esperienza, questa è la parola chiave.

Credo che questi momenti siano molto preziosi, e spero che un giorno io possa passarne i ricordi e le emozioni ai miei figli, magari preparando o mangiando un po’ di Cicerchiata tutti insieme.

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